“OLTRE LE NUVOLE: Il ruolo del mediatutor nella lotta alla dispersione scolastica, tra orientamento e integrazione tra tempo scuola ed extrascolastico”.
La carta di Lisbona dell'ottobre 1996 ha posto l'obiettivo di un abbattimento del 10% del fenomeno della dispersione scolastica. Per questo fenomeno Brescia ricopre il primo posto in Lombardia.
Il fenomeno della dispersione scolastica è legato ad una serie di fattori interconnessi che spaziano da problematiche socio-familiari di origine, a bassi livelli di autostima, a mancanza di supporto nella scelta scolastica, alla incapacità di far fronte ai primi fallimenti e sono riconducibili all’espressione di un disagio che l’adolescente manifesta nei confronti dell’istituzione scolastica e, più in generale, in riferimento alle aspettative disattese da parte della società adulta.Peraltro le riforme che si sono succedute negli anni hanno attenuato il rigore delle scuole elementari e medie, nelle quali il percorso si è significativamente semplificato. Ma, a fronte di questo cambiamento, nella scuola superiore si esige una preparazione del tutto sproporzionata alla preparazione precedente. A quella età. Inoltre, i ragazzi affrontano problemi di identità e riconoscimento prima sconosciuti. In questa fase delicata, se l'unico riconoscimento che arriva dalla scuola è legato alla prestazione scolastica, nei casi in cui questa è scadente (e spesso accade, stante la precedente preparazione), sarà scadente anche l'immagine che i ragazzi ricevono di loro stessi. Questo sfocia spesso in due strade: la depressione o il menefreghismo. In ambedue i casi, a fronte della scarsa capacità degli insegnanti di farsene carico, si demotiva la progettualità, si ignorano i disorientamenti emotivi, si arriva all'abbandono scolastico e -nella maggior parte dei casi- questo sfocia anche nella dispersione lavorativa, cioè nell'incapacità di sostenere l'impegno lavorativo e le incombenze che questo comporta. Il bisogno dunque che emerge nel tempo scuola è quello di farsi carico, oltre che dei programmi, dei ragazzi come persone e, in senso più ampio, supportare i ragazzi anche nel tempo extra-scolastico, favorendo il loro inserimento nel contesto di vita, valorizzando le diverse competenze di cui sono in possesso.
Il fenomeno si presenta ancora più pesante e rilevante per i ragazzi stranieri. Questi sono significativamente presenti nelle scuole medie inferiori ma subiscono una forte dispersione nei livelli successivi.
Si tratta di ragazzi (se di PRIMA GENERAZIONE) spesso licenziati con ben scarse acquisizioni linguistiche, concettuali, culturali. I primi frammentari dati a nostra disposizione indicano in modo evidente che gli alunni stranieri tendono a non conseguire la licenza della scuola dell’obbligo e, anche quando la conseguono, raramente proseguono gli studi. Nei casi in cui ciò accade, senza un supporto famigliare in grado di orientarli in modo consapevole, le scelte si concentrano quasi esclusivamente sulla formazione professionale che rischia di trasformarsi in un percorso ghettizzante. Lo svantaggio iniziale, la diversità dei metodi scolatici (rispetto ai paesi di origine) e lo scarso inserimento complessivo determinano spesso l'abbandono.
Il minore straniero appena giunto in Italia, inserito nella scuola media , presenta, accanto ai bisogni d’apprendimento, i tratti tipici dell’adolescenza. Il ragazzo ha dovuto infatti abbandonare i riferimenti nel Paese d’origine e fatica a trovare nei coetanei e nei docenti italiani modelli di riferimento.Il disagio si traduce in atteggiamenti diversificati, ma sempre indicatori di un malessere crescente.
A volte si tratta di un progressivo ritiro dalla relazione, in altre situazioni la mancata mediazione della verbalità si traduce in aggressività. Si delinea una situazione in cui la mediazione, volta all’accoglienza del minore straniero, non può non prescindere da alcune premesse fondamentali:
*I ragazzi di SECONDA GENERAZIONE, figli di immigrati, ma nati in Italia e inseriti fin dalla scuola materna nel contesto culturale del Paese d’approdo, risultano più avvantaggiati sul piano linguistico, ma si ritrovano ad affrontare le problematiche connesse alla costruzione dell’io e di una personalità adulta, dovendo da un lato sorreggere le aspettative familiari nei termini di un’integrazione positiva, sono responsabili del riscatto culturale delle generazioni precedenti e, dall’altro lato, hanno la necessità di riconoscersi come individui. Questo dà luogo a dinamiche complesse e contraddittorie, che spesso si risolvono nell’abbandono scolastico, poiché la scuola si tramuta nella dimensione più facile da abbandonare, senza che questo provochi dolore a se stessi e alla famiglia.
Le ragazze straniere sono più soggette all’abbandono scolastico in quanto provengono spesso da culture che negano pari opportunità tra maschi e femmine, caratterizzate da rigidità sociali di genere che assegnano alle femmine ruoli prettamente casalinghi.
Tra le pre-condizioni che contribuiscono alla dispersione scolastica, troviamo dunque il passaggio ad una scuola superiore che l’adolescente si trova ad affrontare senza un collegamento alle sue reali attitudini. L’attuale orientamento scolastico spesso non riesce ad ovviare al problema, poiché non è mirato a costruire le premesse educative e relazionali necessarie all’adolescente per affrontare con serenità questa tappa della sua esistenza.
Per aiutare sia i ragazzi italiani che quelli stranieri in questa fase delicata, è a nostro avviso importante effettuare nelle scuole un “bilancio delle competenze”, ad opera di educatori, quale lavoro di orientamento, mirato a collegare le potenzialità del ragazzo/a con il livello di autostima (se questo è basso, infatti, nonostante le capacità possedute, il ragazzo non sarà stimolato a proseguire nel suo progetto di studi).
Il percorso OLTRE LE NUOVLE aiuterebbe i ragazzi a superare anche l'ansia della scelta e l'eventuale vissuto di fallimento che si ingenera al primo insuccesso.
La figura educativa, che noi definiamo, con un neologismo, “MEDIATUTOR”, deve svolgere un ruolo combinato tra mediatore interculturale - che agisce all’interno dell’istituzione scolastica, ponendo la sua azione all’interno del gruppo classe - e tutor, inteso come accompagnatore dell’adolescente nei luoghi extrascolastici.
Si ritiene fondamentale cioè creare dei “percorsi” di accompagnamento e prevenzione che inizino dentro la scuola media effettuando “bilanci di competenze” e orientamento scolastico, che continuino nel primo anno degli istituti superiori, supportando le prime difficoltà e rafforzando l'autostima dei ragazzi a “rischio di abbandono” e che prevedano “percorsi di inserimento nel contesto di vita”, collegandosi alle realtà del tempo extra scolastico, per favorire una valorizzazione piena delle capacità del ragazzo/a e, al contempo, un inserimento nel territorio.
Il progetto si propone inoltre di offrire alle associazioni sportive del territorio delle opportunità di approfondimento nella conoscenza dei minori con cui si trovano ad operare, per rendere visibile l'importanza di una collaborazione tra le agenzie educative. Ci si propone la fruizione di strumenti formativi ad orientamento educativo per i gruppi sportivi.
Attraverso un corso di formazione infatti ci si propone di formare gli allenatori sportivi sensibilizzandoli ad un accompagnamento degli adolescenti durante la fase di crescita, affiancando all'aspetto agonistico anche l'attenzione relazionale.
Tema del convegno sarà “Lo sport giovanile tra educazione e agonismo”. Il convegno si intende aperto alla cittadinanza e sarà pubblicizzato nelle scuole.
Area adolescenza
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